Ristorante

Si parla sempre di come sia nata la liaison tra la famiglia Ceretto e il genio e regolatezza della cucina Enrico Crippa. Galeotto fu quell’incontro a Paderno D’Adda, quando al primo morso del croccante di zucca e gorgonzola, Bruno Ceretto capì di aver finalmente trovato il suo chef.

Era l’inizio degli anni Duemila e, insieme alla cultura del vino e alla passione per l’arte, l’imprenditore e mecenate piemontese aveva in mente di promuovere turisticamente e sublimare le sue colline anche attraverso la cucina eccellente di un grande ristorante.

Un ristorante è fatto dal suo chef, certamente. Ma nel caso di Piazza Duomo non può prescindere dal fascino secolare della location, eccezionale quanto il menù.

Per chi siede nella sala rosa, avvolto a pranzo dalla luce naturale che le pareti affrescate dal pittore Francesco Clemente sanno riflettere e riscaldare, affacciarsi alla finestra è un’esperienza cinematografica.

Protagonista, in tutto il suo splendore, è la piazza del Duomo (da cui, appunto, il nome del ristorante). Ad Alba la si chiama così, anche se sulla mappa è Piazza Risorgimento. Lo sguardo incontra la cattedrale romanica, il municipio, gli uffici pubblici e quelli del vescovado.

Il tempo pare immobile: stando ai dati del catasto nessun cambio di proprietà è avvenuto a partire dal 1600. È il cuore di Alba, fatto di compostezza e orgoglio. Lo stesso che il signor Bruno ha potuto provare acquistando quell’unico palazzo civile sulla piazza, oggi simbolo internazionale di eccellenza e cultura italiane.